Vi capita mai di prendere un album, ascoltarlo molto, metterlo da parte a impolverarsi per un lungo periodo e poi riesumarlo quasi casualmente e scoprire che gli anni hanno solo giovato? Ecco, a me è successo con Evil Empire dei Rage Against the Machine.
Ripreso in ascolto dopo un lunghissimo periodo di astinenza (anche gli album più buoni, ascoltati qualche centinaio di volte, procurano noia…), l’album ha acquistato ancora più carisma di quanto ne aveva quando uscì (1996), un vero e proprio calcio in culo che ti fa smuovere anche se non lo vuoi. Saranno la potenza di canzoni come People of the Sun, Bulls on Parade, Tie Me (ma sarebbero da citare più o meno tutte), sarà la grancassa ottimamente registrata che ogni colpo sembra un colpo di martello pneumatico alle viscere, sarà la chitarra di Tom Morello graffiante, ipnotica, ruggente, sarà la voce del sempre incazzato Zack de la Rocha che esterna la sua rabbia a colpi di hip-hop, sarà la meccanica precisa come un orologio svizzero della ritmica basso/batteria di Tim Commerford / Brad Wilk, sarò il loro particolare crossover (termine che indica una commistione di più generi, in questo caso heavy metal, hard rock, hip-hop e funk, più chissà quante altre citazioni), sarà che…è un bell’album. Certo, sicuramente sempre inferiore all’inavvicinabile omonimo primo album, ma questo non vuol dire che Evil Empire non abbia trovato un posticino al caldo nella mia personale classifica.

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